Nutrizione

BIODIVERSITÀ CIBO E SALUTE

 

Varietà, varietà, varietà. Maggiore è la varietà di cereali, legumi, ortaggi e frutti a nostra disposizione, maggiore è la conservazione della biodiversità e la tutela della nostra salute. La perdita di biodiversità è causata principalmente dall’uomo che, coltivando monocolture a livello intensivo, nel corso degli anni ha sfruttato terreni e specie vegetali, e distrutto habitat, introducendo organismi geneticamente modificati (OGM) ed inquinando terreni e falde mediante l’impiego di pesticidi e metalli pesanti, con profonde ripercussioni a livello climatico globale.
Un dato impressionante è quello rivelato da Stefano Padulosi, membro di Bioversity International (istituto di ricerca per la tutela della biodiversità in agricoltura): “Nel mondo possiamo contare su 250mila specie vegetali conosciute, 7000 delle quali selezionate nel corso del tempo dagli agricoltori di tutto il globo. Eppure, oggi se ne utilizzano solo una manciata. Il 75% del fabbisogno alimentare mondiale è basato solo su 12 tipi di raccolti agricoli e 5 specie animali. L’uso di un numero sempre più ridotto di specie agricole è funzionale agli interessi del modello agricolo dominante e produce una standardizzazione dei gusti e una perdita di biodiversità genetica e culturale”.
Si tratta quindi di una questione molto rilevante, poiché la custodia delle diverse varietà determina la possibilità di conservare alimenti che possiedono un enorme patrimonio nutrizionale, oltre che culturale. Oggi le richieste del mercato tuttavia sono elevate solo in termini di quantità (nonostante l’abnorme spreco alimentare) e di qualità intesa come dimensione, colore ed integrità del prodotto. Tutto ciò comporta, sembra inutile evidenziarlo, un calo drastico non solo della biodiversità ma anche del valore nutrizionale e un’uniformazione e appiattimento del sapore dei cibi.
È certo che la perdita di biodiversità influenzi la salute dell’uomo. Un esempio tra tutti è quello del grano Creso, ottenuto mediante un processo di irradiazione nucleare della varietà Cappelli, con l’obbiettivo di aumentare produttività ed adattabilità, ed ottenere un grano più idoneo alla trasformazione industriale, ossia con un più alto contenuto di glutine di elevata tenacità. Diversi ricercatori ritengono però che l’aumento del contenuto di gliadina nel grano, assieme all’incremento nella frequenza di consumo di farine, pasta e prodotti da forno, sia associato all’aumento dei casi di celiachia e sensibilità al glutine non celiaca. Un motivo in più per scegliere quindi le varietà antiche che, oltre ad avere migliori caratteristiche nutrizionali, risultano essere più facilmente digeribili.
Infine, è importante ricordare che la dieta oltre a soddisfare le esigenze nutrizionali dell’uomo, è anche uno di principali fattori che modulano la composizione e l’attività del microbiota intestinale. E così come il microbiota è legato alla dieta, di riflesso lo è anche lo stato di salute dell’uomo. Ecco quindi l’importanza di mantenere la biodiversità intestinale, conservando la biodiversità alimentare stessa, poiché una perdita di biodiversità all’interno del nostro intestino è associata allo sviluppo di malattie come le patologie infiammatorie intestinali (IBD), la sindrome dell’intestino irritabile, il diabete, l’obesità, le allergie, le malattie infiammatorie croniche (per es. artrite reumatoide, psoriasi), le malattie cardiovascolari, l’autismo e altre ancora.
Pertanto sostenere i custodi che mantengono la diversità agricola attraverso il proprio lavoro nei campi significa sostenere il territorio, le tradizioni, la salute della terra e di noi tutti che ci viviamo.

Gioia Dalla Gasperina